6 personaggi in cerca d’autore

19 Gennaio 2009

E’  un gioco, o una scultura….. forse non lo so nemmeno io: è un’opera nata quasi per caso ma che non smette di suggerirmi pensieri a volte leggeri, altre volte profondi. il solo peccato è che il modo migliore di usufruirne sia….giocarci! E via web è proprio imposibile! Da qui l’idea di un video (il primo di una serie) che potete trovare in youtube (al link, http://it.youtube.com/watch?v=M3jju4fMwHo) o sul mio profilo di FaceBook o Myspace. Buona visione!

l’amore è un cane che viene dall’inferno

5 Ottobre 2008



Il Circolo Culturale Bertolt Brecht

L’Associazione Sassetti Cultura
con il patrocinio della provincia di Milano

Presentano

L’amore è un cane che viene dall’inferno

Nel segno di Bukowski

inaugurazione giovedì 16 ottobre 2008 ore 18.30

Un progetto di Attilio Zanchi e Lorenzo Argentino

A cura di  Vera Carminati

Espongono: Claudio Bettolo, Claudia Bonandrini, Massimo Brazzini, Silvano Brucella, Stefano Calcinella, Giovanni Cerri, Giorgio Da Valeggia, Giorgio Del Basso, Anna Epis, Marina Falco, Ramona Gliga, Ivan Grebenshikov, Birgir Johansson, Nadia Magnabosco, Virginia Panici, Lorenzo Pietrogrande, Branko Rakić, Giacomo Rossi, Alessandro Sala, Samuela Segato, Senso, Jacopo Silvestri , Angela Viola, Attilio Zanchi, Giulio Zanet, Sasha Zelenkevich

 

COSÌ L’IDIOTA FA POLITICA

Una reazione dei sensi, una poesia carnale, senza redenzione. Un’epica dell’eroe ridotto all’osso, senza fronzoli. Los Angeles come Itaca, e come il mare. Insidie e donne, dee e puttane. Bukowski vuole una adesione totale alla terra. È ciò che reclama, con la forza di chi difende un valore, senza ideologie. La finitezza resa estrema è la chiave per la comprensione dell’uomo. Un uomo che è urlo di dolore, belva che placa la sua fame, desiderio che non si lascia addomesticare. Un gatto, un uccello, la tigre, l’assassino. Sullo sfondo amore, sguardo di bambino: uno stupore che fa brillare di una luce pura, e tagliente, il senso di una bellezza semplice, ingenua, ingiusta. Immeritata come il dolore. Assurda leggerezza e notti come piombo: Bukowski scrive la contraddizione. Sull’orlo, sul confine, si muove tra due mondi, smascherandone le forze oscure, le intricate trame, alla luce impietosa di un sole splendido e lontano, di una luna fredda e del suo fascino terribile. L’Europa è nei suoi versi: la musica, la letteratura, Mahler e Brahms, Céline. Nietzsche e Schopenhauer: lucidi pensieri che non hanno bisogno di consolazione. Ma soprattutto l’America e la sua ostinata negazione: forse Whitman, il sogno e la delusione, il jazz, le strade della città come ragnatele e bar, e fumose stanze e speranze esangui scavate dal niente. Ancora la contraddizione è protagonista. Euforia e amarezza, bellezza e nausea, sofferenza e passione, il dentro è fuori, il privato è il pubblico, il cesso è la polis. Bukowski vuole essere un idiota, chi si interessa solo di sé, del soddisfacimento della propria passione, come del nucleo più profondo della propria identità. Da odiare, eppure da accudire, difendere, affermare, da riconoscere con sguardo disincantato e sofferente, con l’orgoglio e la vanità di chi non ha alibi. Di chi scaglia via idoli o dei. Non ci sono schemi cui far presa, ma solo il tesoro di una tesa, micidiale volontà che persino il nulla e il delirio della follia sono costretti a lasciare intatta. Perfetta e meschina. Immagini stanche di morte, di disgregazione, cadaveri, il non senso e la disperazione si stringono a folgorazioni di una bellezza istantanea, abbacinante, con una naturalezza che è quella di chi crea, non di chi ripete. Così il poeta, il narratore dell’epica dell’antieroe si invischia nella finitezza opaca dell’anima, tanto individuale da avere il peso di una fisionomia, di un corpo  - invecchiato, violato, malato, esaltato, scoperto, amato. E nello stesso tempo ha una vocazione universale, una tensione utopica che è sussulto, palpito, interrogativo. L’appello a un risveglio dal torpore della convenzione, che rinuncia alle semplificazioni, a separare i buoni dai cattivi, alle facili lusinghe della razionalità, della convivenza pacifica, della legge che compone, irreggimenta e rassicura. Così l’idiota fa politica. È l’esaltazione della precarietà e della debolezza della condizione umana. Il risveglio di Bukowski, ottenuto attraverso l’alternanza di scandalo e incanto, è anti-illuministico. Non è la ragione che salverà l’uomo. Forse già perduto, dannato… l’amore come “un cane che viene dall’inferno”. Ma la passione è ciò per cui vale la pena sentire la contraddizione. Bukowski non cerca redenzione nei suoi racconti. Questo teatrino di maschere è dramma reale che sembra lasciare il marchio sulla carne, i volti dell’uomo sono tutti raccolti, giocati, scoperti. Non c’è via di scampo. Nessun bisogno di correggere o abbellire. Rassegnazione e insieme rivolta. Un rigurgito dall’inferno, un tuffo nel baratro, l’orrore, l’illimite, la pazzia. E in questa radura delle umane metafisiche, l’occhio del poeta è capace di una contemplazione radicale. Coglie e crea una bellezza struggente e inattesa, come un dono. L’arte di Bukowski oscilla tra ironia e ingenuità, passione e delusione feroce. È abissale ripiegamento, consapevolezza che sprofonda dentro se stessa, alla radice del male, del niente. Lo scherzo e l’assurdo procedono di pari passo. Il male è senza ragione. Anche il bene. E il riso, dissacrante, è l’ultima figura di un dolore totale. Nel pugno chiuso, disperato, che Bukowski scaglia contro l’uomo, non cenere, ma parole “magari monche e smozzicate”, senza maiuscole, lucenti come frutti, colorate come la città. Contro il rigor mortis delle parole limate, delle perifrasi accurate, del verbo cesellato, la parola semplice e scintillante. E l’idiota parla per tutti.

 

Vera Carminati

 

riportando tutto a casa….

1 Settembre 2008

..uso il titolo di un vecchio lp che mi sembra adatto a questa giornata di pioggia e al mese di settembre (”il mese dei ripensamenti sugli anni e sull’età” diceva anche Guccini): tempo di bilanci e di aggiornamenti, tempo di riprendere!

Per quanto mi riguarda ho in corso d’opera 5/6 nuove sculture e una grande pala (che presumo non andrà mai su un altare) che, per chi l’ha vista “nascere”, sembra promettere bene; sto rincominciando ad attivare/riattivare un pò di public relation partecipando a qualche concorso interessante e magari anche a qualche mostra (la prima sarà in ottobre…ma ci sarà tempo per aggiornarvi come si deve!).

Altre novità sono i miei nuovi profili su my space (http://myspace.com/geik) e su facebook (http//it_it.facebook.come/people/Giacomo_Rossi/1094602767)

dove spero di incontrarvi presto e, dulcis in fundo, le mie nuove opere realizzate in Second Life! Inutile spiegare cos’è e come funziona SL: tutti ne abbiamo sentito parlare ma non è facile spiegarlo se non lo si visita di persona. Inoltre le discussioni in merito non sono poche nè tantomeno esauribili: figuriamoci quando ci si addentra in quelle sull’arte in SL! Per quanto riguarda il mio misero apporto, bhè, diciamo solo che sono alle primissime armi, non so quanto e se andrò molto avanti in questo che è a tutti gli effetti un ennesimo e validissimo percorso di ricerca ma, per intanto…..mi sto divertendo molto! A voi giudicare i primi risultati!

n.b. come le sculture reali, anche quelle realizzate in grafica 3D hanno lo stesso difetto: vederle solo in foto (senza poterci almeno girare intorno) non rende loro giustizia: sto cercando di attrezzarmi!